A Pino Pecchia il Premio “Tulliola” 2011 per la saggistica, di Gino Fiore.
Il 25 di ottobre 2011 si è tenuta, presso il castello Miramare di Formia, la cerimonia per la consegna del Premio Internazionale “Tulliola” di Poesia, Narrativa e Saggistica giunto alla XX edizione.
Pino Pecchia, con il libro “1911 – LA RIVOLTA DI ITRI” – A cento anni da un eccidio, è risultato vincitore della sezione saggistica. Nel complimentarmi con lui gli chiedo: “Si aspettava questo risultato?”
R. No. Sono soddisfatto per il giudizio positivo che è stato espresso da una giuria autorevole e imparziale, me lo lasci dire, come quella presieduta dal Prof. Ugo Piscopo; un premio che mi ripaga per i tanti anni dedicati alla ricerca di documenti e notizie riferite alla rivolta di Itri.
D. Dopo I Sardi a Itri del 2003, perché è ritornato sull’argomento?
R. Il materiale raccolto e pubblicato nel 2003, e mi riferisco agli articoli dei quotidiani e ad un’arringa dell’avv. Francesco Manzi di Itri, non era supportato da alcuna documentazione. I giornali si schierarono su fronti opposti: chi dava notizie e chi faceva notizia, basta rileggerli; inoltre l’arringa del Manzi, che difendeva gli itrani, era di parte: volevo saperne di più.
D. Sul sito Terraurunca è postato un articolo di Diego Roma, giornalista di Latina Oggi, che parla del suo libro I Sardi a Itri. Parte dell’articolo è stato ripreso da alcuni siti di chiara origine sarda che dissertano sugli eventi del 1911 in un’ottica che, mi è parso, di parte.
R. Mi è capitato di leggerli. Il Web è una ricchezza, e di grande rilevanza sociale. Non tutti gli argomenti, come gli eventi storici del passato, credo che possano essere trattati senza conoscere le fonti.
D. Un sito riporta la notizia di un numero di morti, circa dieci, con nomi e cognomi.
R. Ho letto. Non cita la fonte. Quindi, non entro nel merito. Ho scritto e confermo, che nei registri di morte dello Stato Civile del Comune di Itri sono trascritti tre operai sardi. Atti che ho pubblicato. A Fondi il giorno della rivolta è morto, per altre cause, un bambino. Il processo fu istruito sulla base di tre morti accertati dagli inquirenti.
D. C’è un riferimento continuo alla camorra, è stato chiamato in causa anche Saviano. Anche lei nel libro 1911 La Rivolta di Itri ne parla, con una presa di posizione critica riferendosi alla situazione attuale.
R. È vero! È una triste realtà.
D. Giornali e sindacato, anche cento anni fa, durante la costruzione della direttissima Roma-Napoli, denunciarono la presenza della camorra negli appalti e nel reperimento della mano d’opera.
R. Il richiamo continuo alla malavita organizzata da parte della stampa di allora mi ha stimolato, considerato che si parlò di collusione con le autorità di Itri. Nel mio girovagare per Archivi e Biblioteche non ho trovato tracce che portassero ad un coinvolgimento della camorra.
D. L’arresto del sindaco D’Arezzo e di due consiglieri comunali fece un certo effetto sull’opinione pubblica nazionale.
R. Era un bruttissimo fatto di cronaca, non poteva essere altrimenti, e visto come fu riportato dalla stampa. Con obiettività bisogna riconoscere che il quotidiano l’Unione Sarda riportò, già il 18 dicembre 1913, la notizia del proscioglimento, da parte della sezione d’Accusa, del sindaco e dei due consiglieri arrestati e carcerati per quasi un anno. Infatti, durante l’istruttoria emerse la loro estraneità.
D. Nonostante questo, dopo cento anni, i tre politici e i cittadini di Itri vengono ancora accusati di connivenza con la camorra e di aver agito con premeditazione, ignorando i risultati dell’istruttoria e del processo, che fece luce su questi due aspetti.
R. Chi scrive o dice il contrario, ignora le fonti che ho riportato nell’ultima di copertina del libro; agli atti del processo ci sono due note che parlano di un evento luttuoso possibile, di cui fu informato il ministro Giolitti, l’8 maggio 1911, cioè due mesi prima della rivolta. Una, del sindaco d’Arezzo, che invoca il potenziamento della forza pubblica a Itri. L’altra, del Ministro, che ritiene inutile tale provvedimento. Inoltre il processo, che è una pietra miliare per la conoscenza degli avvenimenti, si concluse con una sentenza di assoluzione per i 33 imputati. Nove di essi furono condannati dalla Corte d’Appello di Napoli a pene detentive dai 17 ai 30 anni di carcere, perché contumaci, prima dell’inizio dello stesso. Due sentenze che, la storia, finora documentata non ha smentito.
D. Durante la presentazione a Fondi lei ha ricordato all’inizio dei lavori i tre operai sardi rimasti uccisi: Efisio Pitzus, Antonio Barranca e Antonio Atzas.
R. Il ricordo e il rispetto per i tre operai, che persero la vita nella stessa ora che mi accingevo a presentare il libro ai miei concittadini, era moralmente doveroso. Vorrei ricordare che vennero in Terra Aurunca per lavorare e vi trovarono la morte!
D. Il Prof. Pasquale Maffeo, relatore del suo libro a Fondi, alla richiesta del Dott. Marco Grossi, coordinatore della serata, di dare un giudizio sulla sua ricerca ha detto “Si connota come lavoro di critica storica: imparziale, lucido, organico.”
R. È stato un giudizio molto gratificante, considerato lo spessore culturale del Prof. Maffeo, che, vorrei ricordare, è scrittore autorevole, drammaturgo, poeta e critico letterario. Era stato anche relatore nel 2003 del libro I Sardi a Itri.
D. Un giudizio che ha trovato riscontro anche da parte della giuria del Premio “Tulliola”?
R. Direi di sì.
D. Lei si connota come uno degli scrittori e storici tra i più impegnati della Terra Aurunca.
R. Mi considero un cultore di storia patria, che racconta storie di personaggi e avvenimenti del nostro comprensorio. Senza esaltare né condannare, ma offrendo spiegazioni documentate, tenendo conto della memoria orale, ma non riducendomi ad essa.
D. Il Sindaco di Fondi Salvatore De Meo e l’Assessore alla Cultura Lucio Biasillo si sono complimentati con lei tramite un comunicato stampa: “… Formuliamo le più sincere congratulazioni al concittadino Pino Pecchia per il prestigioso premio, che unitamente all’apprezzamento della critica e dei lettori rappresenta il giusto coronamento delle sue appassionate e puntuali ricerche. Il suo minuzioso e appassionato saggio sui fatti di Itri, presentato con grande successo anche a Fondi nel Luglio scorso, è solo l’ultimo dei pregevoli lavori che Pecchia ha dedicato alle storie che hanno contribuito a fare la Storia del nostro comprensorio”.
R. Ho apprezzato molto le espressioni di congratulazioni del Sindaco e dell’Assessore. In quelle parole ho visto il compiacimento di un comune senso di appartenenza.
D. Un’ultima domanda, continuerà a fare ricerche sulla vicenda del 1911?
R. No. Le domande che mi ero posto sulle cause della rivolta, sulla collusione dei politici locali e sul numero dei morti, notizie scritte diversamente cento anni fa, hanno avuto una risposta documentata. Unico neo non aver trovato notizie del coinvolgimento della camorra. Non è una colpa!
Inoltre, con La Rivolta di Itri non ho emesso sentenze, però, dai documenti da me ritrovati, se letti nel suo insieme, è possibile conoscere una serie di cause che portarono allo scontro. Ho scritto: “… lascio alla passione e all’intelligenza del lettore un possibile responso. Questi sono casi in cui la ricerca non giunge a una sentenza, ma almeno si accosta il più possibile allo svolgimento dei fatti”. E lo confermo!
Per concludere, quello che più ci colpisce di Pino Pecchia è la sua vocazione sicuramente sofferta, di studioso appassionato. I suoi lavori, alla luce di quanto abbiamo potuto vedere, viaggiano esclusivamente sulle ali della ricerca della verità. Ad maiora Pino et excelsius.
La motivazione dell’assegnazione del premio “Tulliola”:
1) Classificato per la saggistica: Pino Pecchia
Pino Pecchia già nel passato ha pubblicato saggi a carattere storico che hanno riguardato la storia di Itri, con questo pregevole lavoro fa chiarezza su un episodio tragico che interessò un crimine controverso su cui molto si discusse.
Con la ricerca di documenti preziosi, da quelli giuridici, a quelli giornalistici, con testimonianze documentate e fotografie dell’epoca rende giustizia a un fatto doloroso proponendo un sottile ed acuto riesame dei fatti accaduti.
Foto di Davide Manzi
(Intervista pubblicata sul mensile La Voce periodico d’informazione di Fondi e dintorni Edito da Associazione Amici per la Cultura – anno XI, 20 dicembre 2011, n. 72)

















