La testimonianza dfi Giulia Bonara
"Nulla dies sine linea ..."
"Nessun giorno senza linea ..."
Questa frase di Plinio, è lo slogan che Erika D' Elia adotta nella sua ricerca. Impossibile da contraddire io aggiungerei : " Nessun disegno senza linee verticali".
Erika D' Elia disegna città ideali, luoghi dell' anima rappresentano una visione del paesaggio urbano contemporaneo con un retrogusto antico.Le città appaiono senza uomini : ponti, edifici, terrazze, antenne, strade, guglie appuntite, spigoli e vetrate sono descritti senza tregua dalle linee verticali che scandiscono il color giallastro del supporto cartaceo. La rigidità delle linee verticali non è trattata anche per le linee orizzontali; nei disegni irrompe la forza verticale predominante il senso dell' orizzonte.
La profondità nello spazio bidimensionale è resa dalla variazione tonale dei piani con cui susseguono gli edifici, mentre la grossezza dei segni e la distanza tra segmento e segmento crea un ritmo musicale ipnotico. Le linee, suonate come corde di arpa, sono tese e vibrano al passaggio della gomma che cancella annebbiando la definizione dei contorni.
La cancellatura rompe la razionalità come un vento; è la natura dell' aria che sovrasta la forma urbana. Una Roma urbana modernista, tipica dei disegni sulla città ideale di Antonio Sant' Elia. Per l' architetto, autore del Manifesto dell' Architettura futurista, i nuovi principi erano movimento, utilità. rapidità ed economia. Il collegamento tra gli elementi urbani : ponti, strade ed edifici, rivela il rapporto tra l' interno dell' edificio progettato con l' esterno del tessuto urbano.
In Erika la contaminazione tra natura ed architettura è presente solo nel contatto marginale tra i confini del disegno e il vuoto " inutilizzato" del foglio. il vuoto riporta all' unione universale tra : bianco e nero, vuoto e pieno, natura e architettura.
Si ha la sensazione sfuggevole, guardando i disegni di Erika, di non afferrare tutto.
Sembra la visione da un finestrino di un' auto in corsa:
tutto è già passato ma tu devi ancora capire bene che cosa.
GIULIA BONORA
Erika d'Elia su Erika d'Elia
“ nulla dies sine linea....” “Nessun giorno senza linea... ” Questa famosa frase di Plinio l’ ho adottata non soltanto per il titolo di una mia opera, ma anche e soprattutto per questa ricerca artistica che porto avanti da diversi anni.La rappresentazione di luoghi fisici che divengono percepibili, ideali e mentali secondo la mia personale interpretazione , rappresentandomi di conseguenza alla vita, imprimendo le mie sofferenze, gioie ed emozioni attraverso linee, segni, colori, impronte e scritture .... che divengono luoghi e sentieri utopici da decifrare.Attraverso la matrice fotografica e il continuo rapporto con la realtà, mi aiuto nella prima scrematura dell’ idea, a caratterizzare la matericitàdell’ opera è l’ uso di pigmenti puri, the, aniline e con particolare “devozione” il caffé, con cui avviene la preparazione del supporto cartaceoe non solo .... Alla forte presenza della componente segnica, che caratterizza le mie strutture architettoniche, vi è l’ interazione del segno dinamico, vibrantee prospettico che libera il mio lavoro dalla schiavitù bidimensionale e puramente illustrativa ,,, I miei sentieri fisici, mentali sono resi ideali.Attualmente la mia ricerca è incentrata sullo studio dele città come un universo di linee.... disegnando studi di città utopiche in costruzionee/o anche rivisitando scorci di palazzi storici, strade, monumenti riconoscibili per per poi infine rappresentarli sempre secondo la mia personale introspezione e sensibilità segnica. Il mio pensiero poetico si trasforma in tal modo in immagine facendo ri-vivere i luoghi che ci appartengono.
ERIKA D’ ELIA
Riconoscimenti
Luglio-Ottobre 2010
Partecipazione alla XXII edizione del Porticato Gaetano
Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea “Giovanni da Gaeta”. Ottenuto I premio Giovanni da Gaeta per l’Opera “Passaggio”.
Luglio-Ottobre 2010
Partecipazione alla XXII edizione del Porticato Gaetano
Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea
“Giovanni da Gaeta”. Ottenuto il premio Manlio Alfieri per
l’opera pittorica “Studio per città utopica”
























