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I costumi delle donne di Mola di Gaeta

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Siamo nei primi anni di una giovane Italia. Nata nel sangue e nell’infamia. Adesso è tempo di costruire un’identità, di scambiare visioni e di offrire scorci di civiltà per il raffronto diretto nazionale. L’emporio pittoresco aveva questo compito, far conoscere l’Italia agli italiani. Ed ecco che nel 1866 in prima pagina c’è questa incisione ( probabilmente del formiano Mattej)
raffigurante “donne di Mola di Gaeta e di Castellone”. Molto interessante l’articolo in cui l’autore già intravede l’importanza antropologica e sociologica delle tradizioni popolari, tali da metterle in risalto e offrirci una testimonianza preziosa quanto precisa. Le acconciature delle donne di Mola oltre che vezzo femminile hanno una vera e propria funzione sociale. Si distinguono così le zitelle dalle maritate, le giovani dalle donne mature, le popolane dalle signore. Non voglio aggiungere altro a quello che è una vera testimonianza di storia locale. Di seguito vi riporto l’articolo completo apparso in questo numero dell’Emporio Pittoresco del mese di marzo 1866.


di Daniele Iadicicco



“L’emporio Pittoresco
Giornale Settimanale
Anno III dal 25 al 31 marzo 2866 N.82

Costumi Nazionali

Donne di mola di Gaeta e di Castellone

Fra le diverse acconciature delle donne in Italia, quella delle donne di Mola e di Castellone presso Gaeta è singolare.
Per accrescere il volume dei capelli le donne vi frammischiano un’imbottitura di stoppa cucita in una fettuccia nera che somiglia un serpe, e v’aggiungono dei nastri che, secondo la disposizione. Il colore o la ricchezza, distinguono le zitelle dalle maritate. Le prime ne fanno tre trecce di colori vivaci e variati,: le seconde ne fanno due di colori più modesti, ma intessute d’oro e argento: le chiamano galani.
Per tenere unite fra loro le trecce, le fanciulle si servono di lunghi spilli d’argento, assai assomiglianti a quelli ritrovati a Pompei, la cui testa rappresenta, per solito, un’aquila incoronata: li dicono spadette. Le maritate la spadet’a sana, sottile in mezzo e terminata a triangolo ai due capi.
Le trecce poi sono mantenute sulla testa per mezzo di molti di molti spilli d’argento, fra i quali se ne distingue uno sormontato da un piccolo gallo che tiene nel becco un ramo di corallo. Altri hanno in cima una mano con l’indice stesso, talismano contro la jettatura.
Ne’giorni festivi e nelle processioni, quando tutte le giovinette sono riunite, vestite de’loro abiti più sfarzosi, offrono uno spettacolo che sorprende e piace. Portano de’veli di seta, di cotone o di lana; ma, per non guastare l’artistica acconciatura de’ capelli, li lasciano cadere ed ondeggiare senza studio sulle spalle. Le gonne sono di seta, quali semplici, quali trapunte di fiori d’oro e d’argento. I corpetti di velluto sono coperti di galloni d’oro che, dietro le spalle, divergono in raggi. Gli orecchini sono di grosse perle dette navette, ed hanno la forma di barche. Le dita sono cariche di anelli, tranne quelle delle fanciulle non ancora promesse. Portano anche grosse collane d’oro a cui le donne d’età matura sospendono delle monete d’oro.
Aggiungete a questo costume pittoresco una persona elegante, ben proporzionata, una carnagione fina, delicata bianca più che bruna, quasi aristocratica, giacchè le donne di Mola di Gaeta e di Castellone non vanno a lavorare in campagna, e comprenderete come un artista s’allontana di rado da quei villaggi senza piacevoli ricordi e senza nuovi schizzi nell’album.”



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Last Updated ( Tuesday, 10 November 2009 14:48 )  

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