
Una tesi di laurea per ricordare Carlo Bernari, cittadino onorario di Gaeta. Il lavoro diventerà un libro
Gaeta: Carlo Bernari e Gaeta: un rapporto complesso, al centro di una tesi di laurea in Storia della Critica letteraria italiana all’Università La Sapienza di Roma. Un amore nato negli anni 50 quando lo scrittore sbarca nella “perla del Tirreno” e decide di piantarvi le sue radici. Nasceranno qui alcuni dei lavori più affascinanti dell’autore che, nel 1934, con la sua opera prima “Tre operai”, pubblicato da Cesare Zavattini per Rizzoli, aveva sconvolto l’opinione pubblica e allarmato Mussolini, tanto da far calare sullo scrittore e sul suo libro il bavaglio della censura.
L’argomento oggetto di “Tre operai” aveva sapore di eversione per via della descrizione della classe operaia, dell’impossibilità per gli operai di condurre una vita dignitosa, del rapporto sempre critico con il potere dominante e la classe dirigente.
La tesi su Bernari, intitolata “Il regno del quasi. La scrittura di Carlo Bernari” attraversa l’opera complessiva dello scrittore, dedicando un ampio spazio al suo legame con la città di Gaeta.
Il lavoro prosegue con la disamina dei “finali” dei testi di Bernari, un percorso che ha rivelato i risvolti affascinanti di quella zona peculiare del testo letterario, la fine, che consente di illuminare significati oscuri, di comprendere i legami misteriosi tra la scrittura e la vita personale dell’autore, di stabilire connessioni con il titolo dell’opera.
Si evince che l’interesse principale di Bernari è “scardinare i principi che governano la narrabilità di una storia e sconfinare oltre quel limite che separa realtà e finzione, verità e menzogna. È infatti al bivio di simili fattori che nasce l’opera d’arte, quando piano della narrazione e piano del narrato si ricongiungono, e il godimento estetico della letteratura si autoalimenta in un processo di attesa e speranza”.
Carlo Bernari, considerato dalla critica il precursore del neorealismo, è scomparso nel ’92 all’età di 83 anni, ed è sepolto a Gaeta.
La tesi critica vuole portare alla luce il legame intenso che l’uomo Bernari, prima ancora che l’artista, ha avuto con la città che egli ha ribattezzato come il proprio “paese dell’anima”: “Gaeta, con la sua strategica collocazione geografica, offre all’autore una nuova prospettiva dalla quale orientare la sua scrittura. La città tirrenica – un lembo concavo di terra disteso sul mare – è il luogo altro della rappresentazione narrativa: essa ha accolto sulla sua riva barbari e re, artisti e imperatori; è la terra di nessuno, pregna di rimandi mitologici e misteriosi legati alle popolazioni che, nei secoli, ne hanno solcato le rive”.
La tesi diventerà presto un libro dedicato alla memoria dell’autore.
Milena Mannucci
da telefree.it
















