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LA LONTANANZA E IL RITORNO

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LA LONTANANZA E IL RITORNO - Mostra personale del fotografo Mauro Abate dal 28/03 14/03. Napoli, Chiesa di San Severo al Pendino

Nella presentazione del suo ultimo libro “I luoghi e la polvere” Roberto Peregalli spiega: “Noi siamo fatti di tempo, siamo il tempo, vediamo qualcosa e già non è più, in questo sta la suprema bellezza; come dire che l’unico tempo che ci è congeniale e nel quale viviamo è la nostalgia. La nostalgia è un modo per capire il tempo, è il raccordo tra il tempo e i ricordi di cui la vita delle persone e i luoghi stessi sono intrisi; un oggetto o un luogo qualunque se è stato visto ha comunque dentro di sé qualcosa che lo ricorda per cui non è un oggetto o un luogo indifferente, è un oggetto, un luogo che ha un passato; la nostalgia diventa quel rapporto di spazio, quella lontananza e anche quella dolorosa voglia di ritorno per questi luoghi per questi oggetti e fa parte di noi, è qualcosa che esiste. Noi abbiamo lo sguardo rivolto indietro”.

La mostra LA LONTANANZA E IL RITORNO vuole indicare la necessità di un viaggio interiore, vorrebbe suscitare quella nostalgia, quel legame tra noi, i luoghi e gli oggetti che spesso si è perso nella frenesia di un presente senza scopo, senza radici né progettualità, che ha perso memoria, senso e bellezza.

 

Questo viaggio parte da molti stimoli che si sono intersecati fra loro in maniera più o meno casuale, lasciando libero sfogo a delle sensazioni; parte quindi dalle “riggiole” napoletane, dalle mattonelle dei pavimenti che nei ricordi d’infanzia erano quasi sempre sconnesse per cui quando le si calpestavano facevano quel tipico suono “clic-clac” delle case napoletane antiche e popolari; da qui l’idea di montare foto quadrate che come una riggiola si unisse ad altre a mo’ di pavimento e insieme alle altre costruire un disegno; per questo ho allestito un quadrato di quadrati con un senso comune; di volta in volta che mi scaturiva un “tema”, costruivo poi altri quadrati e il viaggio è proseguito. Le foto sono scaturite da singoli vecchi scatti fatti allora senza un motivo apparente, solo per istintivo impulso e che ora hanno acquisito la loro necessità confluendo in un progetto più organico. Fondamentale in questo ripescare nei propri archivi come nella propria memoria per ridare un nuovo significato è stato l’incontro con Giuliana Traverso. Le foto spesso sono scatti di cose che ho raccolto, conservato, che fanno parte della mia vita, dei miei ricordi, delle mie emozioni  come il signore in frac che accende una sigaretta, in originale una piastrella di legno di bosso che trovammo in una tipografia dismessa a Napoli fittata con Antonio Neiwiller per trasformarla nella  sede del “Centro Teatro Sud” e, nella nostra utopia, in un teatro d’avanguardia in Via Banchi Nuovi. A sua volta quella figura mi ricordava Modugno e la sua struggente canzone “l’uomo in frac” come anche la sagoma  di Fernando Pessoa. Quando è mancato qualcosa per chiudere il … quadrato ho aspettato con pazienza che arrivasse la foto giusta. Il viaggio è poi continuato affiancando ai quadrati foto che avessero in qualche modo una continuità di senso. I temi sono sorti quasi da soli e ancora adesso non capisco perché questi e non altri; un intreccio quindi di istinto e razionalità con la volontà di mostrare sempre elementi chiari, semplici, evidenti e di realizzare una sospensione che inviti al silenzio.
Mauro Abate



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