
Ecco cosa accadde quando i militari ""italiani"" attaccarono Mola di Gaeta inseguendo l'esercito borbonico. Una pioggia di bombe, sprezzante della popolazione inerme, lascio a terra la strada "ingombra di cadaveri".
Tratto da "Il brigantaggio; o, L'Italia dopo la dittatura di Garibaldi" di Giacomo Oddo 1863
Il giorno 4 ( novembre 1860 ndr) l'attacco fu più terribile ancora, e diretto contra l'ala destra del nemico e contro Mola di Gaeta, coll'intendimento di tagliare la ritirata nella fortezza. Due ore dopo mezzo giorno si accostarono i legni del Persano, impediti fino a quel momento da nuovi dubbii sorti in mente all'ammiraglio francese, e presero parte all'azione. Essi bombardarono Mola e la strada vicina per la quale la truppa borbonica passava. Difficile era la ritirata dei napoletani; vi si distinse la batteria svizzera comandata dal capitano Fevot, che trovò in quel di stesso la morte. Tutte le forze dell'ala diritta passarono e giunsero in Gaeta, lasciando la strada ingombra di cadaveri ; ma 1' ala sinistra forte di circa ventiduemila uomini, comandata dal generale Ruggiero, trovossi tagliata, e non potendo entrare in Gaeta, si diresse verso Fondi alla volta della frontiera romana.
Il generale de Sonnaz, informato di ciò che avveniva, sperando di potere raggiungere il Ruggiero, la sera del 4 marciò da Mola sopra Itri, ed il giorno 5 era già alle spalle del nemico, ma questi, sforzando la marcia, entrava con tutti i suoi a Terracina nello Stato del papa.
















