Effettivamente dopo il 28 Cesare giunse a Formia. Egli fu ricevuto da Cicerone ed ebbe una lunga conferenza con lui sugli affari manifestandogli il Proconsolo gli stessi sentimenti che avea sempre tenuti di mettere in tranquillità la repubblica senza tralasciar mezzo di tirare Pompeo alla pace.
Egli cercò persuader l’Oratore dì portarsi con lui in Roma per regolare insieme questo importantissimo affare, Cicerone che tuttavia era in dubbio e timore della vendetta che n’avrebbe potuto far Pompeo, in caso che la fortuna l’avesse appresso favorito. Cercò schermirsi con diverse ragioni dall’entrare pubblicamente in partito tuttoché lo fosse perdutamente in quello di Pompeo. Cesare che ben lo comprendea senza punto turbarsi si contentò di lasciarlo nella sua piena libertà e di potervi meglio pensare. tratto da DELLA VITA DI CAJO GIULIO CESARE di GIUUSEPPE MARIA SECONDO, Giudice della Gran Corte della Vicaria NAPOLI MDCCLXXVI

















