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L'abbazia di San Magno

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“La comunità di San Magno”, scrive Monsignor Mario Forte in un suo libro,”Fu giardino delle più elette Virtù”, in cui fiorirono Santi come San Magno,San Paterno, Santo Onorato e San Libertino.

L’abbazia di San Magno è posta alle pendici di monte Arcano ed è stata fondata il 522 da Santo Onorato.
All’epoca di Onorato la costruzione comprendeva la chiesa paleocristiana una “curtis” principale per la funzione economica, il chiostro, i locali per il dormitorio dei monaci, per l’alimentazione. Il monastero, secondo i canoni dell’epoca, risultava una azienda autonoma, operosa e funzionale nelle attività agricole.
L’espansione monastica, economica e religiosa dei monaci di San Magno si estende tra la popolazione residente in Fondi, intorno all’abbazia e nei centri collinari da Lenola a Pico, a Pastena, a Campodimele, al vicino villaggio di San Vito, al Borgo che diventerà il comune di Monte San Biagio.
San Paterno,giungendo a Roma da Alessandria, sostò nella nostra città e quì fondò un istituzione monastica,nel luogo detto “Campo Demetriano”,dove poi fu eretta l’Abbazia.
Con la persecuzione operata da Decio, si strinse intorno a se un numero straordinario di cristiani che cercavano così di sfuggire all’esecuzione dell’editto imperiale.
Subirono però il martirio e con loro fu sacrificato anche San Magno. San Paterno fu poi, l’ultima vittima.
Ma nonostante fosse stata operata questa carneficina, i luoghi dove era stato consumato il martirio divennero oggetto di venerazione.
Dopo San Paterno, Sant’Onorato si occupò di istituire in quel luogo una vera e propria comunità. Il monastero diventa un punto di riferimento per tutti. Al monastero si rivolgono i contadini per consigli su problemi di famiglia, sulla coltura dei campi, per chiedere in prestito sementi, attrezzi da lavoro, per offrire parte del raccolto. Chi ha problemi ricorre all’abate che incoraggia, sostiene, accoglie e spinge a continuare nel bene.
Santo Onorato si unì agli altri eremiti nel campo Demetriano dove costruì un grande monastero. Alla sua morte, fatta risalire intorno all’anno 530, seguì San Libertino che operò la risurrezione di un bimbo.

Nel 592-93 il monastero venne distrutto e i monaci lasciarono questo luogo. Quando le angherie delle scorribande Longobarde cessarono i monaci fecero ritorno all’ Abbazia e la riedificarono.
Ma nuovamente il monastero subì l ‘ evacuazione monacale a causa delle devastazioni dei Saraceni.
I monaci trovarono così rifugio a Monte Cassino. Durante l’arrivo dei Saraceni venne sottratto dal monastero il corpo di San Magno e fu portato ad Anagni.
Quando i monaci tornarono a San Magno vi fu un periodo di decadenza al quale seguì poi un arco di tempo in cui ci fu prosperità.
Ma nella seconda metà del secolo XI il nostro monastero inizia a perdere la sua autonomia, passando così alle dipendenze di Monte Cassino. In questo periodo a causa della subordinazione dalla badia di Monte Cassino e delle prepotenze dei signori di Fondi, avvenne un ulteriore decadenza della comunità di San Magno.
Al periodo d’oro seguì un rapido declino. La piaga del brigantaggio diede il colpo mortale alla vita stentata dell’Abbazia. I Briganti crearono nell’Abbazia e nelle terre circostanti il loro rifugio rendendo difficile la vita dei monaci. Nel 1807, lo stato entrò in possesso dei beni del demanio ecclesiastico ed effettuata poi la restaurazione nel 1815, con il ritorno delle congregazioni religiose tali beni vennero divisi, una parte fu assegnata a Monte Cassino, precisamente il mulino, un vigneto, un terreno seminato ed un oliveto; una parte ai Barnabiti e una parte al Vescovo di Sora. Al comune di Fondi rimase una parte destinata al pascolo.
Infine i beni donati all’Abbazia di Monte Cassino vennero ottenuti dai signori Crescenzi di Lenola, per enfiteusi. Da quest’ultima famiglia giunsero poi nel 1899 al possesso dei Nardone di Fondi.

 

da contradasanmagno.it



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Last Updated ( Monday, 18 January 2010 15:51 )  

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